Cinzia De Angelis

Cinzia De Angelis (Latina, 1969) Dottoressa in Scienze Psicologiche dello Sviluppo e dell’Educazione, pedagogista, esperta in disturbi specifici dell’apprendimento, mediatore familiare. Attiva come professionista ormai da anni, svolge il proprio lavoro con bambini, ragazzi, adulti e famiglie. Promuove iniziative culturali ed educative lavorando in rete con Associazioni, Enti e Istituti scolastici.
La sua sensibilità alla tematica delle malattie rare, in particolare dell’acondroplasia, le ha offerto la possibilità di raccontare un altro modo di vivere la maternità e la vita.
ChiccoDesiderioFelice è una fiaba per grandi. E’ il racconto di un piccolo seme, un “chicco bambino” che si trova nel cielo sopra di noi e che sta aspettando di nascere.
Confrontandosi molto presto con altri chicchi, piccoli e giovani semi come lui, si accorge quasi subito di essere diverso e, per questo motivo lasciato in sospeso, appeso ad una stella, in attesa di venire al mondo.
In questo cielo, abitato da creature semplici e non sempre del tutto buone, si allacciano legami importanti e amicizie profonde. Dietro la leggerezza soltanto apparente di un racconto fiabesco, si cela il dramma di tutti quei bambini mai nati, lasciati in cielo dalle mamme perché diversi. Scegliere per il “bene” con un concetto capovolto del “bene”, considerando l’infelicità di vivere al di sotto di questo cielo tenendo comunque gli occhi puntati lassù e immaginare quei tanti chicchi che desiderano essere accolti. Scelte che mettono in ginocchio, ma che a volte ti fanno anche allargare le braccia e il cuore.

A differenza di tanti altri, infatti, dopo una scelta lunga e sofferta della propria mamma, Chicco nascerà. Sarà davvero un bene per lui?
Le voci dei protagonisti si alternano, tra dialoghi interiori e punti di vista diversi, interrogandosi sulle grandi domande della vita.

E’ un dolore “sommerso” e per tanti di noi sconosciuto. E’ un racconto amaro quello di Chicco e della sua diversità e, purtroppo, reale. Sebbene abbia delle pieghe amare, a volte anche crudeli, ricalca perfettamente l’amarezza della realtà, di quelle cose inevitabili a cui non si può sfuggire e lo fa allo stesso modo con cui lo fa la vita. Il racconto terminerà di nuovo come una favola restituendo la speranza di una vita degna di essere vissuta da tutti perché Il lieto fine può esserci solo se ce lo andiamo a prendere.
Illustrazioni in copertina di Emanuela Casula.

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Franca Palmieri

Franca Palmieri, nata a Morolo (FR), risiede ad Aprilia (LT). Docente di Lettere nella Scuola Secondaria di primo grado e Pedagogista, conduce Laboratori di Scrittura Creativa, Poesia e Teatro.
Ha pubblicato Arabeschi di luce, Il Filo (2008), Menzione di Merito al Premio Letterario Internazionale Mondolibro 2010; Quando la vita profuma di nuovo, Albatros (2013), 5° Premio Polverini, Anzio 2014; La coscienza e la vanità (2015), Seam, 2° Premio Polverini 2015; e il libro di narrativa: La fiamma del cuore, Pellicano (2016).
Suoi aforismi sono presenti in numerose Agende a cura de L’Erudita, Orlando Esplorazioni, Bookpusher di Giulio Perrone Editore.

Finalista in Concorsi Nazionali e Internazionali tra i quali il Premio Villa Torlonia, Speciale Donna, e Speciale Infanzia, ha ricevuto numerosi Diplomi e Menzioni di Merito, tra cui al Premio Internazionale Di Liegro e al Premio Internazionale Città di Latina. Ha vinto il 4° Premio a “Venere Lavinia 23.ma Edizione” 2011 e al VI Premio Laurentum.
Molte sue poesie sono presenti in diversi libri tra i quali L’insostenibile leggerezza della precarietà del Caffè Letterario La luna e il Drago e Perché i poeti de L’Erudita.
Tra le varie raccolte Antologiche con autori e poeti contemporanei, è presente in due edizioni di SignorNò, Poesie e Scritti contro la guerra, con prefazione di Margherita Hack.

Ha partecipato a Salotti Culturali, Caffè Letterari, Incontri con l’Autore, Convention ed Eventi Nazionali, quali Le strade della cultura; Una Poesia per la Città della Scienza; Visual Itinerante sull’Immigrazione; “Un libro per rinascere” per la ricostruzione di Amatrice.

Ha coordinato, gli incontri con il grande poeta arabo Naim Araidi e il poeta internazionale Beppe Costa con gli alunni delle Scuola Medie.

È Referente per Aprilia (LT) del Gruppo Nazionale “Saffo e le altre” per la diffusione del patrimonio poetico delle donne e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “Masio Lauretti” rivolto agli studenti delle Scuole Medie e Superiori.

 

http://francapalmierienrica.blogspot.it/

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Roberta Angeloni

Roberta Angeloni è nata a Roma. La sua formazione artistica ha inizio nelle radio private come conduttrice. Nel 1983 Renzo Arbore la sceglie come migliore voce femminile nell’ambito di un concorso nazionale promosso da Rai Radio Uno, e lì lavora alla conduzione di programmi musicali e di intrattenimento fino al 1989. Contestualmente presta la sua voce per documentari e per la pubblicità. Nel 1996 consegue il diploma di Aiuto Regista nella scuola biennale di formazione cinematografica e televisiva “Laboratorio Cinema ‘87”. Nel 1998 frequenta il master annuale di scrittura teatrale condotto dal regista Mauro Mandolini. Nel 2000 frequenta uno stage con il regista Matteo Tarasco. Si perfeziona alla scuola “Cantiere Teatrale” di Tiziana Paola Cruciani. Come attrice interpreta il ruolo di Preside nel cortometraggio “Il mondo di tutti” di Francesco Boschetti. E’ finalista nel 2011 alla rassegna teatrale “Improvvisando”, per la regia di Alessandro Sena. Nello spettacolo “Marinella e le altre” scrive e interpreta monologhi originali ispirati alle donne cantate da De Andrè. Nel gennaio 2015 viene messa in scena la Commedia in un unico atto dal titolo “Solitudine”, di cui è autrice, regista e interprete.
Dal blog di Roberta:
“Ho prestato la mia collaborazione presso l’Assessorato alla Cultura di Aprilia, creando e finanziando un sito dedicato, ora blog libero ( http://www.apriliacultura.blogspot.com) e in controtendenza, e ho collaborato con diverse Associazioni della città. Ho ideato e condotto, insieme all’Associazione Vaso di Pandora, cinque edizioni dei Salotti Culturali Apriliani “Domenico D’Alessio”. Tra romanzi e racconti, mi piace ricordare “Il segreto di Piazza Roma”, Iacobelli editore, pubblicato nel 2007, romanzo d’amore ispirato alla II guerra mondiale e ambientato ad Aprilia”.
Roberta Angeloni

Antonella Rizzo

Antonella Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967. Poeta, performer, giornalista ha al suo attivo le raccolte di poesia: “Il sonno di Salomè” – Tracce “Confessioni di una giovane eretica” – Lepisma “Cleopatra. Divina Donna d’Inferno” Fusibilia “Iratae” piéce poetico-teatrale con Maria Carla Trapani, Fusibilia. “Plethora” Nuove Edizioni Aldine, prefazione di Antonio Veneziani.

È curatrice del volume: “Haiku. Come fiori di ciliegio” e “Il morso verde. Racconti sull’invidia” per Edizioni Fusibilia.

Ha ottenuti prestigiosi riconoscimenti nei più importanti Premi letterari italiani. È presente in molte Antologie di Poesia contemporanea e partecipa come poeta e performer ad eventi culturali di carattere nazionale e internazionale, cortometraggi, pièces teatrali, in collaborazione con artisti visivi e musicisti.

Scrive recensioni letterarie su “Giroma” quotidiano di informazione on line, su “Culturamente” e su “Diwali rivista contaminata” periodici culturali.

 

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Giorgia Sabatini

Giorgia è una giovane scrittrice apriliana. Questo è un suo racconto con il quale ha vinto un premio letterario Ignazio stabile presso la Genzano Marathon, nella sezione “racconti in corsa”.

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Non posso partire proprio ora, mio padre è morto da appena due settimane ed io penso a correre?

Il dolore è forte, grande tanto da paralizzare la mia volontà.

Insieme alla mia squadra e mio marito, abbiamo deciso parecchi mesi fa di partecipare a questa gara, la prima trasferta europea per me, e ora?

La vita è in grado di sconvolgere in un momento piani, aspettative e priorità.

Come faccio a lasciare a casa mia madre sola, mia sorella e i miei bambini?

Questo è il dubbio che mi ha divorato per giorni, che mi ha tolto il sonno e il respiro, partire o non partire, crogiolandomi nel dolore!

Qualcosa in me però urla, in una maniera così spaventosa, così prepotente da non potermi opporre.

Sì! Parteciperò alla mezza maratona di Lisbona edizione 2016.

Ormai non torno indietro, la mente è pronta, lo spirito è pronto…ma le mie gambe?

Sono esattamente venti giorni che non indosso le mie runner, venti lunghissimi giorni che non assaggio me stessa, l’asfalto, il freddo della sera.

Ed eccolo il giorno della gara, eccomi, dopo una notte completamente insonne a fare i conti con colazione a basso indice glicemico e il dubbio amletico… integratori si o integratori no?

Ma ci sono, sono qui, su questo lunghissimo ponte in una fredda mattina di ottobre ed insieme a me i miei compagni di avventura, mio marito.

Sono in ansia per me, per lui , perché in realtà lui è piu folle di me, questa sarà per lui la prima mezza maratona in assoluto.

Sarà in grado di gestire le gambe che diventano marmo ad ogni chilometro percorso? Saprà gestire la forte emozione del traguardo?

L’ultimo pensiero lucido prima di partire è di fatto una preghiera: ”Papà mio, veglia su di me, questo traguardo lo dedico a te, ti renderò orgoglioso di me ancora una volta, perché so che mi stai guardando”.

Si parte, il ponte è infinito, come lo sono i restanti 21 km che mi separano dal traguardo.

I primi cinque chilometri volano via e i portoghesi sono molto calorosi, ti fanno sentire l’autore di un grandissimo capolavoro.

Dove sarà mio marito? L’ho perduto al secondo chilometro, la sua corsa è più lenta della mia.

I pensieri volano, lenti e cadenzati come le mie falcate, si susseguono senza sosta ed ogni chilometro che risucchio essi si fanno sempre più dolorosi, più pesanti.

Tutto improvvisamente cambia al dodicesimo chilometro, al giro di boa.

Non so cosa distribuiscano al ristoro, ma questi gel sono fenomenali, le gambe riprendono a girare e soprattutto la testa va libera.

Eccolo dietro di me mio marito, come sono felice di vederlo, Lui il mio orgoglio che ha intrapreso questo sport per starmi vicino, per non rimanere sempre solo a casa…ora non ne può fare a meno, come me.

Ci siamo, il mio limite, la mia bestia nera, il diciottesimo chilometro!

Le gambe sono ormai ceppi di legno, la schiena mi implora di fermarmi, ma io non smetto, non posso, ho scommesso su di me e soprattutto l’ho promesso a mio papà, ovunque Lui sia.

Non ci posso credere, Loredana, la mia compagna di squadra è al mio fianco, di sicuro riuscirò a tagliare il traguardo insieme a lei.

Soffre con me, il nostro respiro è pesante, ma non è il momento di lamentarsi, ultima curva a destra e poi ci siamo.

Mano nella mano percorriamo un ultimo lento ed interminabile chilometro ed eccolo il traguardo.

Ora c’è il sole sul lungomare di Lisbona e tanta bella folla che non ti conosce ti incita, ma è solo nel momento dell’arrivo che capisco il senso di tutta la fatica.

Il senso è che ho sconfitto me stessa, quella parte depressa e pessimista di me, quella in grado di voltare le spalle alla vita nei momenti di difficoltà.

Papà, ovunque tu sia, questa vittoria è per te, mi hai dato questo dono, il dono della caparbietà e della forza che emerge dalla parte più profonda di me.

A proposito mio marito?

Un onore attendere l’arrivo del mio guerriero al traguardo e stringerlo nel più grande abbraccio che io possa offrire.

Con amore da Lisbona…….

Giorgia

 

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Veruska Vertuani

Nata a Velletri il 9 febbraio 1974, dopo pochi giorni viene trasferita ad Aprilia (Lt) dove tuttora risiede. All’età di dieci anni inizia lo studio della danza classica che abbina, nel corso dell’adolescenza, a quello di altre discipline coreutiche; l’amore per la danza contrassegnerà sin da subito il percorso di scrittrice e gli elementi salienti la sua poetica.

Terminato il Liceo Classico, frequenta a Roma la facoltà di Scienze Statistiche ed Economiche e, laureata, intraprende la professione di consulente aziendale.

Nel 2008 si avvicina alla scrittura per metabolizzare il dolore per la perdita della nonna materna; inizia a spremere parole girovaghe in fazzoletti di spazio, per poi limarle ed incanalarle, solo apparentemente, in una direzione unica.

Co-fondatrice di un’associazione sportiva dilettantistica nel settore danza, abbina allo studio l’insegnamento della danza classica.

“Dare voce ai gesti” è il punto fermo dei suoi componimenti.

In perenne ricerca della contaminazione, il corpo e la materia sono il filo conduttore dei suoi scritti che tende a portare al limite della dissacrazione.

Veruska intende la poesia come quella fisicità che le calza addosso senza grinze ma è anche l’inciampare distratto dei sogni, il raccogliere e conservare bislacche tracce che essi lasciano lungo la strada del tempo.

Dal 2010 partecipa a concorsi letterari sia nazionali che internazionali, ottenendo ottimi piazzamenti, tra cui spicca il secondo posto al “Premio Gianfranco Rossi per la giovane letteratura” organizzato dal Gruppo Scrittori Ferraresi, il quinto posto (“Memorial Alessandro Lisbon”) alla VII edizione del Concorso Internazionale “Carmelina Ghiotto Zini” organizzato dall’Associazione Culturale ed Artistica “L@ Nuov@ Mus@” di Aprilia; Premio speciale della giuria alla IX Edizione del Premio Artistico Letterario Internazionale “Napoli Cultural Classic”; terzo posto alla XXIX edizione del Concorso di Poesia: “Antico Ottorino ed Elisa Benvegnù Ortu” organizzato dal Comune di Pontelongo (Padova), primo posto sez. over 31 al VII Concorso Nazionale di Poesia “Chiaramonte Gulfi-Città dei Musei”, segnalazione alla I Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Terra di Virgilio” (Comune di Mantova), primo posto al XVIII Concorso  di Narrativa e Poesia “Laghese”.

A giugno 2015 è stata insignita della Medaglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri al Concorso Letterario Internazionale “San Maurelio” di Ferrara.

Di recente è stata coinvolta in giurie di concorsi letterari e collabora con associazioni culturali del territorio nella creazione di eventi e reading poetici. La si può trovare spesso a “prestare la voce” ai poeti del Caffè Letterario “Mameli27” – Roma, in compagnia dell’amica Patrizia Portoghese.

Instancabilmente curiosa, spazia tra le varie arti in una continua linea di ricerca; ha frequentato un corso di dizione e recitazione e attualmente un corso di scrittura creativa.

E’ attiva la sua pagina facebook “Frammenti di Crisalide – poesie di Veruska Vertuani” ed il blog www.sciabordarte.it, in cui è presente una sezione foto-poetica nata dalla collaborazione con il fotografo piemontese Paolo Pavan, autore della foto di copertina della silloge.

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POESIE

L’infinita danza

Immergermi

nelle pozzanghere

degli occhi che hai

è avventura ancestrale.

Quei tunnel bordati di cielo

sono scivoli tra le anse

delle tue emozioni,

scorciatoie nel percorso

inverso al fluire dei miei anni.

Con guance di bimba

mi tuffo tra le tue dita,

ai capelli lego

un tuo gesto e ancora un altro.

Ti bacio i solchi

della vita,

la mia risata frizzante di tramontana

gonfia le lenzuola

della maturità

e le soffia via.

Bambino anche tu

iniziamo una danza infinita

cancelliamo i passi dell’altro

con impronte fatte di

mille possibilità.

Bendarti lo sguardo

con fili di pentagramma

è come un laccio emostatico

che imprigiona il dolore.


La pescatrice di nuvole

Non mi è concesso volare

se non con la pazzia

che mi cadenza i giorni

mentre voi partite,

arrivate, mi passate accanto

con ali sontuose e folte.

Le mie sono due mozziconi

aggrappate alla schiena,

moncherini, resti rimasugli

la negazione di ciò che è intero, insomma.

Stuzzico unghia con unghia

e viene via un’eco di cielo

che rubai ad un binario in corsa

o scivolò ad una valigia distratta.

-Mi dichiaro “Non colpevole”-

Per i miei stracci sono regina,

obbediscono alle mani

che frugano in bolle di plastica

e laceri carezzano ferite.

Voi che vi vantate di fare “il cambio di stagione”

siete piccola cosa

voi che ridete del mio blaterare sdentato

siete piccola cosa

voi che gettate le nuvole come fossero avanzi in agonia

siete piccola cosa.

Io che le pesco, le riempio con la mia vita, fino a incrinarle

io sì, che sono gran cosa.

Ogni tramonto che resta

C’è un sobbollire di rughe

sulla tua spalla di padre

e il mio orecchio s’adagia

su queste corde d’arpa

pregne delle nenie d’un tempo.

Stringo negli occhi

il profumo di passeggiate,

serro le ciglia

perché la luce non bruci

il fotogramma del nostro giocare.

Se poggio la fronte alla tua tempia

sgrano il futuro dal suo baccello,

sono un seme d’uomo, marito, padre

cosparso sull’humus

di rispetto e tradizioni,

disperso ma mai perso.

Stiamocene così

per un domani ancora

con la sabbia che pretende la pelle

e la forgia in clessidra, per rotolarci

ogni tramonto che resta.

Libera, così

Guardavo il fuori

ad altezza del suo orizzonte

gravida di frammenti di crisalide,

parassita del vetro

su cui vociavano stagioni.

Il sole, capace d’addomesticare gli occhi

i fili di pioggia, perle partorite dal lamento di ostrica

poi… il vento

pregavo mi spuntassero le mani

a cullargli la ninna nanna.

La ringhiera ossidata

dai rigagnoli di piante senza più midollo

era la mia ora d’aria,

fantasticavo sulle insenature

di quei muri a secco

domandandomi se mai

fossero stati pelle.

Sento l’alleggerirsi d’ossa

nel brivido rintocco di clessidra.

L’ultimo sforzo di tumulare la rinuncia

ha il sudore del destino

e con le ali disegnate di fantasia

valico il mondo conosciuto

per schiudermi in te.

La casa intorno al vaso

Mi piace sentire la spina arrivare addosso

e non rifuggo la bonaccia che lecca via gli scampoli.

Ammiro l’equilibrio delle foglie a pelle d’acqua

ridotte in vaso da sentenze di acciaio

ecco perché t’ho fermato il petto e mi sono chinata

in cerchi concentrici, a intonare loro l’eutanasia.

Che ne sai tu, non c’eri mai

nelle prigioni di capelli

che mi facevano lavare la fronte sulle ginocchia.

Stiracchiavo i sogni

e le foglie i loro bordi

prendevano fiato con la legge di Archimede

e poi giù, cagliate nell’acqua.

La mia poppata era dei colori del cielo, riflesso in un cristallo.

Dietro di me

ti abbassi e mi carezzi un grimaldello sul collo.

Riesco, posso e voglio

sentirti negli intenti di una nenia

come rosa che evapora a circuirmi i lobi.

Sai di velluto e tannino.

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