Pasquale Autieri

Ho iniziato a giocare con la fotografia fin da bambino. Mio padre viaggiava molto per lavoro e riportava spesso qualcosa a casa comprato chissà dove. Così ho avuto a mia disposizione due Yashica a pozzetto di medio formato, bellissime, ancora perfettamente funzionanti. Fotografavo di tutto, dalle scene famigliari alle immagini trasmesse per televisione. Una delle due fotocamere aveva un tempo di scatto coincidente con il tempo di refresh dei televisori a tubi catodici, e questo mi consentiva di riprendere immagini dalla tv perfette, difficilmente distinguibili dalle fotografie fatta in ambiente. Ricordo ancora con divertimento quando fotografai le immagini di Saturno inviate dal satellite Pioneer II e trasmesse dalla Rai e la faccia stupefatta dell’impiegato del laboratorio in cui feci sviluppare la pellicola.

La passione per la fotografia è tornata in occasione della mia prima macchina fotografica digitale, acquistata per motivi di lavoro. Agli inizi della mia professione di ingegnere i sopralluoghi erano il compito più faticoso, e spesso dovevo ritornare più volte nello stesso luogo perché dimenticavo di annotare qualcosa. Una Nikon E4500 risolse magnificamente il problema. Era una fotocamera davvero performante per quel tempo, con ben 4 MPx, e ancora mi ci diverto di tanto in tanto.

Con una macchina fotografica di nuovo per le mani e svincolato dall’uso delle pellicole, cominciai a fare veri e propri viaggi fotografici e ad approfondire le varie tecniche.

Oggi i miei interessi fotografici vertono soprattutto sul paesaggio, sia esso naturale che urbano, sull’interazione uomo-natura e sul conflitto che spesso genera tale rapporto. Nei miei reportage spesso fotografo i luoghi in una sorta di autonomia antropologica, dove la presenza dell’uomo viene descritta attraverso la sua assenza, nel tentativo di svincolare quanto ripreso dal contingente.

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Pasquale Autieri