Luciano Tomasi

 

Nato a Pontinia (LT), dopo gli studi tecnici, aveva sviluppato questa sua naturale tendenza diplomandosi al Liceo Artistico di Latina, sotto la scuola di Amerigo Ciccarelli, che era stato a sua volta allievo di Emilio Greco. Di qui la sua abilità nel disegno e specialmente nel tratteggio. Aveva esordito ufficialmente nel 1975 con una personale a San Felice Circeo, raccogliendo sin da allora consensi di pubblico e di critica.

CRITICHE

Prefazione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali

Rocco BUTTIGLIONE

Quando l’arte diventa poesia

L’Italia ha un immenso patrimonio storico artistico, unico al mondo. La grandezza del passato non deve comunque far dimenticare che la cultura per mantenersi viva deve produrre nuove opere, cercare continuamente di dare voce alle domande dell’uomo. Sono stato a Venezia, nel mese di giugno, alla biennale di Arti Visive e ho ammirato tante opere d’arte contemporanea. Italiane, poche. Per questo provocatoriamente, accettai l’invito della “antibiennale” organizzata da decine di artisti italiani che si sentivano esclusi e per protesta avevano tappezzato una chiesa sconsacrata con un “mosaico” di loro realizzazioni. Bisogna guardare con attenzione e partecipare a chi porta nelle sue opere la propria identità storica e culturale. Non si dialoga con gli altri se non a partire dalla propria storia. E’ pericolosa perciò l’idea che in Italia c’è solo grandissima arte dei secoli passati e non ci siano oggi nuovi artisti che cercano proprie vie. Semmai è vero che le nuove generazioni spesso fanno fatica ad essere riconosciute da circuiti dei galleristi e dei musei. Un mio vecchio pallino è quello di chiedere alle nostre ambasciate nel mondo di esporre per un certo periodo le opere di un artista italiano contemporaneo, meglio se giovane. E’ un’idea, come possono essercene tante altre, per giungere all’obbiettivo di creare un palcoscenico qualificato per i nuovi pittori, emarginati troppo spesso dalle logiche commerciali. Anche questo il ministero dei Beni culturali sostiene con il patrocinio mostre come quella di Luciano Tomasi. Perché è facendosi conoscere che un artista entra in contatto con la sua comunità proponendo la propria visione e al tempo stesso sottoponendosi al vaglio del giudizio degli altri. La pittura ad acquerello di Tomasi è una tecnica che esprime con delicatezza gli stati d’animo. Le sue opere che rappresentano paesaggi, maree, cieli, traggono ispirazione e identità dal legame con la propria terra. E se è vero che un’opera d’arte deve colpire il mondo delle emozioni, Luciano Tomasi, con la sua arte, ci riesce.

Con stima e amicizia.

Roma, 10 novembre 2005.

Prof. Carmine Benincasa

Nell’arte romantica, scriveva Marguerite Yourcenar (1), l’uomo si getta sulla natura, portandovi la sua pena e le sue grida. Nell’arte del novecento, l’uomo fa esplodere la natura, arresta o affretta precipitosamente l’evoluzione delle forme. Nel 1942 la Yourcenar nel suo Carnet di appunti (1942-1948): annotava “Ogni uomo è signore, a bordo, dopo Dio. Ogni uomo è prigioniero in fondo alla stiva. E nave e insieme marinaio. Oceani vuoti, coste abbandonate per sempre o mai raggiunte, fari, naufragi, bottiglie a mare: eccoci tornati ai tempi in cui le metafore riacquistano valore e sostanza di cose; di nuovo si misurano in miglia marine o terrestri, in unità di spazio o di pericolo. E se la bottiglia, con una chioma d’alghe, danza per sempre sul mare senza che nessuno la scorga, la ripeschi e la salvi, avrai almeno fatto galleggiare un fragile oggetto umano sulla superficie delle onde “sono figlio della terra e del cielo stellato sono della stessa sostanza del cielo”, un iniziato greco in una delle più pure poesie (2).

Luciano Tomasi entra in comunione con il cosmo attraverso la sua delicatissima pittura, leggera, appena accennata nei tratti e con un tenue colore che non forza le cose, le accarezza ( cavalli o paesaggi di campi o marine pullulanti dal velo della memoria).
Come ha scritto Rocco Bottiglione presentando una sua personale, nel 2005, Tomasi usa una tecnica che esprime con delicatezza gli stati d’animo. “Paesaggi, mare, cieli, traggono ispirazione e identità dal legame con la propria terra” (3). La sua pittura è un brano autobiografico di una creatura di pace e di contemplazione. I suoi quadri non spalancano né violentano la nostra coscienza, piuttosto con pudore bussano al nostro sguardo per chiedere parziale condivisione di sentimenti e di orizzonti. Cercano solo l’equivalente della notazione musicale o del linguaggio dei Numeri. E’ nelle sue opere in grande viene accarezzato con delicato stupore. Questa è la vita. Tomasi la sa amare con morbida carezza di sguardo.

La mano leggera di Luciano Tomasi
di Costanzo Costantini

Una volta i pittori e gli scultori gareggiavano nel disegno, fors’anche perché nelle scuole veniva insegnato loro che Leonardo considera il disegno un’arte divina. E non parlo dei pittori e degli scultori del passato, ma dei pittori e degli scultori moderni, prossimi a noi o tuttora operanti, come Macari, Guttuso, Clerici, Vespignani, Caruso, Porzano … Il giovanissimo Vespignani si era presentato con una cartella di disegni sotto il braccio a Gaspero Del Corso, il leggendario gallerista della Marcherita, poi diventa il più che celebre Obelisco di via Sistina. Il giovane Clerici era andato da Savino con un album di disegni. Anche Giorgio de Chirico considerava il disegno un’arte divina, base di ogni costruzione plastica. Emilo Greco era oltremodo orgoglioso perché Ricasso lo aveva definito uno dei migliori disegnatori d’Europa.
Questo preambolo per dire che Luciano Tomasi è un valente disegnatore. Egli possiede una mano leggera, un segno rapido, preciso e conciso. I suoi disegni, a matita o a china, hanno una levità, un nitore, una purezza più che notevoli. Poche linee, pochi tratti, qualche tratteggio a mò di chiaroscuro, come nelle Nature Morte con bottiglie, vasi, bicchieri e libri. Piccoli esempi mirabili di sapienza tecnica, che evocano il magistero di Morandi e di Greco.
I suoi acquerelli e i suoi olii rivelano una fantasia compositiva e una gamma cromatica più varie e più ricche, ma sono anch’essi ispirati, in prevalenza, allo stesso rigore. Gli acquerelli, in particolare, ci pongono sotto gli occhi paesaggi incantati, dalle atmosfere sospese, dalle cromie soffuse, come nella pittura primitiva italiana. Radure multicolori, dalle variazioni e gradazioni appena percettibili, campiture dalle quali spuntano cespugli, macchie, alberelli, casupole, o alberi alti e sottili dal fogliame trinato di contro a cieli evanescenti, entro grandi spazi monocromi, gialli, cinerini, azzurrognoli, rosati.
Ma talora il pennello scalpita e il paesaggio si accende, s’arruffa, esplode o divampa, come nell’acquerello con il quale ha ottenuto il Premio Acquisto da parte della Biblioteca di Latina, o l’olio in cui una barca è in balia d’un mare in tempesta sotto un cielo corrusco, investito da bagliori d’incendio.
Oltre che la leggerezza del segno, Luciano Tomasi si distingue per l’uso dei mezzi toni, nonché per le atmosfere rarefatte, velate di magia, che attingono la sfera della poesia.

http://www.lucianotomasi.it/wordpress/

alberi-sul-lago-olio-spatola-su-tela-50x70-cm-collezione-privata-1976

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cavalli-incisione-a-cera-molle-allacquaforte-su-lastra-di-zinco-mm-1-35x5-cm-2013

barche-in-tempesta-acrilico-su-tela-50x60-cm-2014

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figura-litografia-su-lastra-di-zinco-di-mm-1-acquarellata-a-mano-35x50-cm

figura-acquerello-su-carta-50x70-cm-1980